L'Aquila
Un pomeriggio nel Medioevo
La quarta edizione di un evento che racconta uno dei periodi storici più affascinanti per l'Europa
Rossella Di Martino ·

Anche quest'anno, specialmente per il titolo di Capitale della Cultura conferito alla nostra città, si sta tenendo il Festival delle Città del Medioevo, un enorme evento di divulgazione storica che dal 2023 attira a L'Aquila centinaia di artisti, scrittori e studiosi. I temi portanti di questa edizione – guerra e pace e mura e ponti – non sono stati scelti casualmente: essi invitano, oltre a immaginare la quotidianità dei nostri antenati, a riflettere sulla nostra contemporaneità.
Pace e guerra fungevano da strutture portanti per la società medioevale, determinavano ogni aspetto della vita sociale, politica e culturale; in questo contesto, mura e ponti erano immagini concrete delle varie situazioni: le mura erano difesa, identità, ma anche paura; i ponti, invece, indicavano apertura e incontro. Oggi più che mai, queste due strutture rappresentano due atteggiamenti contrastanti di una società che deve decidere se nascondersi o mostrarsi aperta al confronto.
Le conferenze in programma per questi giorni si svolgeranno principalmente presso l'auditorium "Renzo Piano", salvo alcune attività a cura di associazioni come Archeoclub d'Italia; invece, per chi non riuscisse ad assistere alle spiegazioni teoriche, potrà essere di estremo interesse visitare il "Villaggio dei Rievocatori", situato proprio nella piazza antistante l'auditorium.
Io stessa, proprio ieri, ho avuto modo di girare tra i tendoni, e sono rimasta piacevolmente sorpresa sicuramente dalla cura con cui sono stati ricercati gli argomenti delle spiegazioni, ma anche da come ogni piccolo dettaglio aderiva perfettamente alla totalità dell'ambiente.
L'esposizione rappresentava la realtà cittadina rispettivamente nei periodi di pace e in quelli di guerra, con tanto di compagnia mercenaria pronta a spiegare l'utilizzo dell'equipaggiamento esposto. In particolare, ho trovato molto interessante scoprire il ruolo che gli arcieri gradualmente ricoprirono nei conflitti armati: infatti, se in tutta Europa, fatta eccezione per l'Inghilterra, non si trovava una vera e propria tradizione arcieristica, in Italia si concentrarono le tradizioni dei territori circostanti – dopotutto, era pur sempre al centro del mondo antico. Va ovviamente precisato che la balestra dominava i campi di battaglia già dal XIII secolo, mentre in contesti di caccia o di formazione leggera l'arco veniva preferito per la superiore cadenza di tiro rispetto alla lentezza di ricarica della balestra.
Un'altro aspetto interessante dell'esperienza è stato "imparare" a giocare alla Riffa, un popolare gioco di dadi che, assieme all'Azar (in italiano chiamato Zara), era tra i più praticati, tanto che venne descritto nel Libro de los juegos di Alfonso X di Castiglia come uno dei giochi appartenenti alla categoria dell'azzardo.
Il gioco d'azzardo in epoca medioevale figurava tra i divertimenti adulti, nonostante fosse considerato un'attività infamante dal punto di vista religioso – per via delle imprecazioni spesso pronunciate dai giocatori – ma che allo stesso tempo si era profondamente radicata nella società dell'epoca; è per questo che vennero stabilite delle vere e proprie regole e delimitazioni del gioco, per esempio renderlo legale nelle taverne.
Il tutto, ovviamente, condito da vestiti caratteristici.
Che dire, infine? Il Festival delle Città del Medioevo non è certamente l'unico degli eventi culturali che si sono svolti in questo primo periodo del 2026, ma, nella mia opinione, si realizza come uno dei più interessanti per il panorama culturale aquilano e abruzzese, uno di quelli che nell'anima accendono una scintilla di curiosità verso un mondo, quello di 600, 700, 1.000 anni fa.