Opinione
Per far approvare lo "Stabilicum" è bastato minacciare le pensioni
Il parlamento è già stato mortalmente svilito, prima dell'applicazione della legge elettorale di Giorgia Meloni
Leonardo Macioci ·

L'8 ottobre il parlamento ha approvato la nuova legge elettorale – denominata "Stabilicum" – proposta da Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera.
Lo Stabilicum è stato molto discusso negli ultimi mesi, principalmente per via delle accuse di incostituzionalità lanciate dall'opposizione progressista – non dissimili da quelle mosse alla legge precedentemente in vigore, il Rosatellum, approvato proprio dal Partito Democratico – e da alcuni esperti di diritto e di giurisprudenza. Ora che la legge è stata approvata con un'ampia maggioranza, i partiti di opposizione hanno dichiarato che presenteranno ricorso alla Corte costituzionale, attaccando diversi punti della legge elettorale: l'introduzione del sistema delle preferenze con il capolista bloccato, l'enormità del numero di firme necessario a presentare le
liste, le norme sulla parità di genere, considerate inadeguate, e il premio di governabilità, che garantirebbe settanta deputati e 35 senatori in più alla coalizione o al partito che otterrebbe più del 42 per cento dei voti, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori, comunque sufficienti ad avere una maggioranza inscalfibile in parlamento.
Il governo, e in particolare Giorgia Meloni, tiene molto a questa questa legge, la quale dovrebbe permettere la formazione di esecutivi più stabili e autorevoli: dopo la sconfitta al referendum confermativo per la riforma della giustizia del 22 e 23 marzo 2026, la coalizione di destra aveva riavviato velocemente l' iter dello Stabilicum – il quale si era arenato a causa dell'attenzione rivolta alla riforma costituzionale – , adottando una linea intransingente, chiusa a emendamenti o modifiche provenienti dalla minoranza.
Il 14 luglio, la Camera aveva bocciato un emendamento voluto da Fratelli d'Italia concernente le preferenze; nonostante la maggioranza avesse i numeri per vincere, alcune decine di parlamentari non avevano rispettato le direttive dei partiti di governo, portando all'affossamento della misura. L'emendamento riguardava la possibilità degli elettori di indicare direttamente il nome del candidato al quale stavano dando il proprio voto, senza passare per il partito; molti parlamentari di Forza Italia e della Lega, tuttavia, dipendono dalle correnti interne al partito per raggiungere le aule della Camera dei deputati e del Senato. Sostanzialmente, il governo aveva perso una votazione, cosa che, considerando la solidità sbandierata da Meloni, aveva dato adito a varie speculazioni sull'effettiva compattezza della coalizione di governo.
Eppure, l'8 ottobre la Camera ha approvato la legge elettorale – detta "Stabilicum" – senza che nessun franco tiratore infastidisse la presidente del Consiglio dei Ministri o insediasse la sua autorevole leadership : 227-164, una partita vinta con facilità, quasi noia.
C'è un antefatto: la minaccia alle pensioni dei parlamentari.
265 – tra deputati e senatori – di coloro che attualmente compongono il parlamento italiano si trovano alla loro prima legislatura; ciò vuol dire che prima delle elezioni del 2022, vinte da Meloni, non erano parlamentari.
Il sistema pensionistico stabilisce che i parlamentari possano cominciare a percepire una retta previdenziale solo se la legislatura dura almeno quattro anni, sei mesi e un giorno. La fatidica data è quindi fissata – partendo dall'inizio di questa legislatura – per il 14 aprile 2027.
Meloni ha dunque intelligentemente attaccato una debolezza esposta: ha avvertito che, se la legge elettorale fosse stata respinta, si sarebbe andati a elezioni anticipate. Più precisamente, a gennaio.
L'opposizione diceva che, nel caso in cui lo Stabilicum fosse passato, il parlamento sarebbe stato svilito, privato delle sue più antiche prerogative, declassato a mero suggellatore delle decisioni già prese dal governo.
Io credo fermamente che il parlamento sia già stato trasformato in una pallida imitazione di sé stesso. Lo ha dimostrato una coalizione di maggioranza fatta di incapaci opportunisti, volgari mentecatti e arrivisti, turpi e biechi servitori dello Stato.