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Boccaccio: un fotografo e un satiro
Cosa lascia ai tempi moderni un umanista del XIV secolo
Angelo Serpetti ·

Cosa mai può significare ricordare il compleanno di un morto, di un morto di almeno seicento anni fa? E, soprattutto, chi mai andrebbe a comprare così tante candeline, 713? Chi mai festeggerebbe con una torta di compleanno su una tomba? Tutto questo a ridosso dell'estate, per giunta?
Be': alla stregua di chi invece, forse più sadicamente, celebra il 25 marzo 1321 come la data in cui l'illustre Dante Alighieri avrebbe lasciato, stavolta definitivamente, il mondo terreno, il 16 giugno 1313 – già di per sé una data dubbia – diventa una data simbolica, come una delle tante di cui purtroppo, o per fortuna, il nostro mondo perbenista e politicamente corretto riempie le righe bianche dei calendari (se c'è ancora qualcuno che li usa, ovviamente). Celebrare dunque la nascita di Boccaccio e poi lasciarlo lì, stagnare nelle centinaia di pagine della sua produzione, vigliaccamente citate ogni tanto, per nozionismo o per perbenismo, per fare bella figura in una qualche interrogazione o in un qualche esame?
Lo so, direte voi. Che senso avrebbe quest'articolo: celebrare Boccaccio o celebrare il fantomatico Boccaccio-Day? La risposta la voglio rendere così – a mo' di una beffa fiorentina – restando in tema: cogliere occasione dello snervante Boccaccio-Day per celebrare Boccaccio; lasciare quindi che le novelle del suo Decameron – il contesto della peste e la conseguente trasvalutazione del "memento mori" da tardoaristocratico a protocapitalista – sprigionino spunti di riflessione nel nostro oggi così frettoloso e altezzoso, così arrogante da relegare Boccaccio, e non solo, a una fastidiosa giornata di commemorazione, invece di farli camminare tra noi...
Esatto: far camminare tra noi Boccaccio. Questo è il mio scopo adesso. Ma non tanto lui, beninteso; quanto invece il frutto della sua fantasia, lo stampo della sua epoca nella sua mente satirica e fotografica, che appena iniziava a ricordare e a far camminare di nuovo i grandi satiri e epigrammatici del passato per evidenziare, contro tutti quei moralisti e scolastici che infettavano le neonate università, che ormai il mondo stesse cambiando, nel bene o nel male; e che, invece che rammaricarsi di un epilogo nichilista che in fondo era insito nella stessa premessa culturale medievale, sarebbe stato ben più savio riderci su, apprezzarci nei nostri pregi e difetti di uomini e donne del nostro tempo.
Qualcuno – Pasolini – Boccaccio lo ha fatto camminare tra noi, producendo un lungometraggio di cui è mia intenzione pubblicare una recensione su questo giornale; altri, come Trilussa, hanno fatto qualcosa di più: ne hanno imparato il passo, così antiaccademico e aperto a nuovi mattini, e ci hanno messo del loro, dimodoché Boccaccio non morisse mai nello sterile accademismo.
E noi, figli del XXI secolo, tanto evoluti e avanzati, affetti peraltro anche noi, pur senza esserne spesso consci, dai mali nichilistici che diagnosticava il novellista fiorentino nel suo tempo, ci limiteremmo a un semplice Boccaccio-Day, al semplice nozionismo scolastico?
Il Boccaccio-Day, insomma, vediamolo come l'abbraccio a tratti sadico che una qualunque Lisabetta darebbe al teschio del suo amato, se amato proprio era, in effetti... Come far fruttare Boccaccio, insomma? Abbracciando ogni tanto il vaso del basilico? No: usando il basilico e, magari, usarlo per una bella caprese o una pasta leggera, ma sostanziosa, per inaugurare la stagione estiva.