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A Donald Trump piace festeggiare i 250 anni dell'indipendenza, e non solo

La festa di compleanno degli Stati Uniti è – forse – esageratamente sfarzosa, ma agli americani piace così

Leonardo Macioci ·

Il presidente degli USA, Donald Trump, alla Great American State Fair. (Fotografia di Mandel NGAN/AFP via Getty Images)

Negli Stati Uniti oggi si celebra il semicinquecentenario – ovvero l'anniversario dei 250 anni – dall'indipendenza: il 4 luglio del 1776, infatti, il neocostituito Congresso statunitense ratificò la Dichiarazione d'Indipendenza, redatta nei giorni precedenti e la cui sottoscrizione da parte di gran parte dei membri del parlamento americano – nonostante le testimonianze di alcuni dei padri degli USA, come Thomas Jefferson – sarebbe avvenuta solo ad agosto, in un giorno ormai ignorato quasi da tutti.

Ciò sancì il definitivo distacco politico e amministrativo delle tredici colonie secessioniste dal giogo del colonialismo britannico nell’America settentrionale.

Il 4 luglio – ricorrenza nota come il Giorno dell'Indipendenza, o, in inglese, Independence Day – è una festività estremamente sentita e le cui radici contaminano anche l'inconscio socio-politico dell’americano medio, concretizzandosi poi sotto forma di parate celebrative e militari, di spettacoli di fuochi d'artificio e di immancabili barbecue, che raccolgono le comunità attorno a un valore incorporato nell'impostazione culturale e legislativa degli USA: basti pensare al secondo emendamento, che tutela il possesso di armi e proiettili; è la testimonianza indelebile di una nazione la cui libertà è emersa – come spesso, tristemente, accade – dal sangue, e non solo quello versato da parte di chi è stato cacciato.

Per festeggiare l'occasione – quanto più straordinaria – l'attuale amministrazione, ovvero quella del presidente Donald Trump, politico del Partito Repubblicano, ha scelto toni decisamente trionfalistici, che sono stati declinati in modi tanto ripetitivi quanto a tratti autoincensanti, esaltando ovviamente l’eccezionalismo americano e gonfiandolo fino a dei livelli allarmanti, e condendo infine il tutto con molto patriottismo e con la rievocazione del passato mitico cui fa appello il cosiddetto "universo MAGA", ovvero quello del movimento incarnato da Donald Trump, intitolato "Make America Great Again".

L'amministrazione repubblicana ha esborsato grandi quantità di fondi per patrocinare numerose attività e millemila progetti che dovrebbero coronare una ricorrenza tanto poco ricorrente come quella di un semicinquecentenario, a partire dalla Great American State Fair – d'ora in avanti abbreviata in GASF anche se citata ben poco –, organizzata al National Mall, un grande parco localizzato a Washington, la capitale statunitense, e che frequentemente è stato sfruttato per ospitare eventi di ragguardevoli dimensioni.

L'inizio della fiera è stato segnato da un turibolare discorso tenuto da Trump di fronte a una folla che esultava in modo a dir poco spasmodico con delle bandierine a stelle e strisce sventolate contro delle enormi bandiere a stelle e strisce, che garrivano alle spalle del presidente americano.

Nel corso della sua orazione, Donald Trump ha presentato le opere – in modo ironicamente letterale architettoniche e anche politiche – finanziate dalla propria amministrazione e volute dalla Casa Bianca, sotto l'abile direzione del presidente; ha cominciato citando, a titolo esemplificativo, la sala da ballo correntemente in costruzione accanto alla residenza del presidente statunitense.

Nei mesi scorsi, era stata ravvisata una deplorevolmente limitata capienza per quanto concerneva le sale a disposizione nella Casa Bianca per eventi ufficiali e vaste conferenze con un ingente numero di invitati, al punto tale da portare il governo ad allestire delle strutture temporanee – non dissimili da grandi tendopoli – per permettere tali cerimonie statali; tutto ciò era stato bollato come indecoroso e "poco presidenziale" da parte di Trump.

Per questo motivo, egli aveva deciso di ordinare la demolizione di un'ampia porzione dell'area orientale della Casa Bianca, così da fare posto a una grande sala da ballo, che – dopo il compimento dei lavori di edificazione – potrà ospitare, secondo le stime dell’amministrazione, fino a 1.000 convitati, quindi quasi il quadruplo di ciò che era precedentemente permesso dalle dimensioni delle sale già presenti.

Tuttavia, la decisione – per molti versi apodittica – aveva scatenato delle veementi risposte da parte di varie associazioni dedite alla tutela del patrimonio storico-culturale del Paese e della capitale, più in particolare; le proteste erano state amplificate non solo dalla mancata consultazione del presidente con gli enti responsabili, ma anche dalla sua volontà di implementare uno stile abbastanza discordante con quello adottato secoli fa per la costruzione della Casa Bianca. Trump ha infatti più volte dimostrato di apprezzare un barocco riccamente decorato, a differenza di quanto prevedono molti principi dello stile neoclassico utilizzato per i principali edifici governativi della capitale statunitense.

La questione ha sollevato un pesante e imperituro dibattito, anche per via dell'intervento di una corte federale, che ha impedito di proseguire con i lavori; inoltre, molte associazioni hanno sottolineato la necessità imprescindibile di approvazione del Congresso per opere di questo genere. In ogni caso, il dibattimento – politico e legale – è ancora in corso.

Recentemente poi il The Washington Post ha riferito di alcune irregolarità nello svolgimento delle procedure relative alle gare d'appalto per l'assegnazione del contratto per la costruzione della sala da ballo; tali attività concorsuali avrebbero infatti coinvolto lo stesso presidente Trump. Inoltre, il costo per i lavori sarebbe lievitato dai 200 milioni di dollari inizialmente preannunciati da Trump a oltre 500 milioni di dollari: la cifra, tuttavia, a detta dell'amministrazione, non graverà affatto sui contribuenti, dal momento che la Casa Bianca avrebbe ricevuto massicci patrocini da parte di diverse multinazionali e alcuni miliardari.

Donald Trump ha poi descritto la più magnificente delle opere artistico-architettoniche che la propria amministrazione ha intenzione di donare alla capitale statunitense, ovvero un arco trionfale, ispirato direttamente a quello che corona il falsopiano dell’Avenue des Champs-Élysées, a Parigi. Dopotutto, come ha affermato Catesby Leigh – un affermato critico d'arte – su The American Mind, una pubblicazione legata alla destra conservatrice, "Washington è l'unica capitale occidentale a non avere un arco monumentale".

Il presidente statunitense sembrava aver recepito positivamente e propositivamente l'idea, esibendo sulla propria scrivania nello Studio Ovale il modellino di un monumento soprannominato – come risultato di uno scimmiottamento dell’Arc de Triomphe parigino – "Arc de Trump" dai media americani.

La struttura, una volta completata, dovrebbe misurare 250 piedi di altezza (ovvero all'incirca 76 metri), ed essere decorata con una statua antropomorfa che rappresenti l'incarnazione della libertà, la quale sormonterà l'arco; i lati dell'arco presenteranno invece alcune scritte dorate, ovvero "One Nation Under God" e "Liberty and Justice for All", che, tradotte, equivalgono, rispettivamente, a "Una nazione sotto Dio" e a "Libertà e giustizia per tutti".

Tuttavia, sono già emerse diverse controversie: la prima è quella riguardante la causa intentata da Public Citizen – un'associazione per i diritti dei consumatori, nonché rinomato think tank –, a nome di tre veterani della guerra del Vietnam, contro il governo di Trump. Public Citizen ha infatti denunciato come la costruzione dell'arco trionfale voluto da Donald Trump – il cui posizionamento, all'estremità occidentale dell'Arlington Memorial Bridge, poco distante dalla riva del fiume Potomac, che attraversa longitudinalmente Washington – avrebbe interrotto la continuità visiva che intercorre tra l'Arlington House e il Lincoln Memorial. Tale collegamento rappresenta l'unità della nazione dopo la guerra Civile, e sarebbe irrimediabilmente danneggiato dalla costruzione del monumento.

Esso – a detta di molti – denigrerebbe, a causa della propria imponenza, l'importanza di alcuni monumenti cardine della capitale, peraltro infrangendo la normativa in materia di preservazione e di tutela paesaggistica, che in alcuni casi richiede l'approvazione del Congresso. L'amministrazione si era per questo avvalsa di un progetto già approvato dal parlamento un secolo fa ma mai portato a termine, e cionondimeno ugualmente valido.

Persino coloro che avevano originariamente espresso il proprio beneplacito artistico in merito all'arco – come Leigh –, si sono poi espressi negativamente rispetto a un monumento di tali dimensioni.

Il progetto ha già dovuto attraversare svariate fasi preliminari di analisi, che hanno portato alla rimozione di una base che misurava all'incirca otto piedi e di quattro leoni dorati, i quali sono animali "non originari degli Stati Uniti".

Inoltre, a supportare chi si oppone alla realizzazione di tale progetto è l'obiezione più lapalissiana: l'arco non è stato costruito entro il 4 di luglio di quest'anno, e con ogni probabilità non sarà neppure costruito entro la fine del 2026, un anno simbolicamente associato alle celebrazioni del semicinquecentenario.

Le celebrazioni per il semicinquecentenario dell’indipendenza statunitense, poi, non sono certamente iniziate quest'anno: già dal giugno dell'anno scorso, Donald Trump aveva ordinato l'organizzazione della prima parata militare dal 1991, quando George W. Bush aveva voluto onorare le forze armate statunitensi e il loro lavoro durante la guerra del Golfo.

La parata aveva visto sfilare 6.000 soldati e 28 carri armati per le strade di Washington, mentre i vertici dell'amministrazione Trump osservavano i reparti avanzare sotto i propri occhi. Il percorso iniziale, lungo più di sei chilometri, era stato accorciato per permettere un più semplice svolgimento della parata, alcune parti della quale – come quelle relative alla guerra del 1812 e alla guerra Ispano-americana – erano state eliminate dal programma per via dell’impossibilità di reperire dei costumi adeguati; gran parte degli abiti indossati provenivano – era emerso successivamente – da Hollywood.

In totale, secondo alcune stime, la spesa si era aggirata in un intervallo compreso tra i 25 e i 45 milioni di dollari.

Numerosi profili su Internet e sui social, oltre alle principali testate progressiste del Paese, avevano effettuato un parallelismo con alcuni totalitarismi, in cui l'autocelebrazione personale del leader era un uso sdoganato culturalmente e accettato politicamente; la parata si era svolta infatti il giorno del settantanovesimo compleanno del presidente Donald Trump: tutto ciò non aveva fatto che esacerbare le già crescenti tensioni che animavano il contrasto tra Trump e le associazioni responsabili per le proteste "No Kings", che avevano additato l'amministrazione di Trump come dispotica e autocratica.

Per rimanere nel tema degli eventi faraonici che coincidono fortuitamente con il compleanno del presidente statunitense, dobbiamo arrivare al giugno del 2026, quando Trump aveva organizzato un evento abbastanza insolito, accanto alla Casa Bianca. Era infatti stata allestita un'arena – denominata UFC Arena – all'interno della quale si erano svolti alcuni combattimenti di arti marziali miste, perlopiù grazie alla collaborazione dell’esecutivo americano con il presidente della federazione, Dana White, grande amico di Donald Trump.

All'evento avevano potuto assistere 4.000 persone invitate direttamente dalla Casa Bianca, ma a poca distanza era stata predisposta un'area che avrebbe potuto ospitare fino a 85.000 tifosi e spettatori, in modo tale da favorire una partecipazione collettiva.

Lo stretto legame tra Donald Trump e Dana White, nonché il fatto che sia stata ovviamente intonata la canzone di Buon compleanno , sono fatti i quali non hanno potuto che corroborare – forse involontariamente – l'insinuazione ipotetica avanzata da molti, ovvero che questi eventi siano umili modalità di festeggiamento del presidente degli USA.

In generale, le celebrazioni e la loro preparazione sono state piagate da una serie di problemi e scandali che hanno deturpato l’idea patriottica che Trump voleva convogliare.

Il Partito Democratico ha accusato l'amministrazione Trump di aver operato una truffa su larga scala nei confronti dei cittadini americani, in particolare nei confronti di chi avesse voluto contribuire ai progetti in serbo per il 4 luglio.

In vista dei festeggiamenti, il Congresso aveva istituito una commissione bipartisan dove potessero confluire i fondi destinati al finanziamento delle attività per il semicinquecentenario, con il nome di America250 .

Il governo aveva parallelamente creato un'agenzia denominata invece Freedom 250 , che potesse divenire "un veicolo per una visione nazionalista cristiana, partitica e incentrata su Trump dell'identità americana", a detta dei parlamentari del Partito Democratico, secondi i quali le donazioni effettuate verso America250 sarebbero state reindirizzate, all'insaputa dei donatori, verso Freedom 250 . Ciononostante, Freedom 250 ha sinora negato ogni attività illecita.

In generale quindi – tra un ben mascherato panem et circenses e l'altro – , mentre si aspetta uno spettacolo di fuochi d'artificio che, secondo Trump, sarà "irripetibile [ the show of a lifetime , N.d.R.]", ciò che si può arguire dalla situazione corrente è che l'eccezionalismo americano – quello di una nazione che non capisce come realizzarsi – sia una forma molto becera e deforme di infondata autoreferenzialità, un oblio socio-politico e culturale che culmina nel barbecue, nel cameratismo delle comunità e nei fuochi d’artificio, i più belli che si siano mai visti.