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Alla fine questo Premio Strega l'ha vinto Michele Mari

E il fatto che nel titolo dell'articolo ci sia il nome dell'autore invece di quello del libro esemplifica il cuore di questa edizione del concorso

Leonardo Macioci ·

Michele Mari che innalza la bottiglia del liquore Strega, cui è intitolato il Premio, a seguito della vittoria. (Fotografia di Musa)

Nel corso della serata conclusiva di ieri sera è stato annunciato il vincitore del Premio Strega per l'edizione dell'anno corrente. La scelta dell'ampia giuria che è annualmente chiamata a giudicare la cinquina finalista del Premio (che questa volta era composta, in via del tutto eccezionale e basata su una clausola specifica del regolamento, da sei libri diversi) è ricaduta sul libro di Michele Mari, affermato scrittore che ha pubblicato con la casa editrice Einaudi I convitati di pietra , candidato al concorso letterario.

Questa volta non si può certamente dire "Senza troppe sorprese", perché ci sono stati degli spiacevoli sviluppi durante la fase conclusiva del Premio, ovvero quella durante la quale i finalisti effettuano un tour collettivo, raggiungendo non solo numerose località italiane, ma anche mondiali: per il 2026, il Paese individuato come idoneo a essere coinvolto nel tour del Premio Strega è stato il Messico, il quale ha ospitato i tre scrittori e le tre scrittrici coinvolti nella seconda votazione, che si sono recati nella capitale, a Città del Messico, e a Guadalajara.

Il Premio Strega è il più importante concorso letterario italiano, che coinvolge ogni anno decine di case editrici e altrettanti tra autori e autrici, attingendo a un bacino che fa riferimento all'editoria grande, ma anche medio-piccola; in questo caso, ad esempio, dal momento che nessun libro pubblicato da una casa editrice di dimensioni considerate medio-piccole era riuscito ad accedere alla canonica cinquina finalista, era stato attivato l'articolo 7 del regolamento di votazione, che prevede l'ingresso del libro con le caratteristiche precedentemente elencate e con il più alto punteggio collezionato nel corso del primo round di votazioni concorsuali.

Il Premio Strega – sovvenzionato e gestito dalla Fondazione Bellonci – si articola in varie sezioni, che spaziano dalla saggistica alla narrativa italiana, europea e per ragazzi, sino ad arrivare alla poesia: ogni sezione ha una giuria con delle prerogative e una composizione differenti, in modo da bilanciare e distribuire al meglio le vittorie riportate complessivamente nella competizione. Può capitare alcune volte che due premi vengano assegnati allo stesso libro: è il caso de "I convitati di pietra", che aveva già ricevuto il Premio Strega Giovani a maggio, e che è stato nuovamente premiato come vincitore assoluto del concorso.

Il Premio è frequentemente piagato da numerose polemiche relative a questioni organizzative, ideologiche e – più raramente – letterarie. Anche quest'anno, un episodio deplorevole sotto molti punti di vista ha messo a repentaglio la tranquilla vita da star dei finalisti durante il loro giro dell'Italia (e poi del globo).

Nel caso dell'edizione per l’anno corrente, la questione è esplosa a seguito delle frasi pronunciate da Michele Mari a proposito di Michela Murgia, mentre si trovava sull'angusto van che trasporta di città in città la sestina finalista. Lo scrittore avrebbe infatti commentato, mentre parlava con Elena Rui, autrice di Vedove di Camus , che Michela Murgia era "intransigente e violenta perché brutta" e che "sfogava così la sua rabbia". Un'altra scrittrice lì presente, Teresa Ciabatti, candidata con Donnaregina , edito da Mondadori, aveva difeso Murgia, dal momento che, come aveva spiegato più tardi, l'attivista era stata sua amica.

Michela Murgia è stata un'eminente esponente del movimento LGBTGIA+ nonché del femminismo italiani, morta nel 2023 a causa di un tumore; è stata tra le voci più autorevoli dell'ambiente letterario italiano, visto che si era fatta promotrice di una trasformazione radicale che mirava a incrementare l'inclusività di quello che lei stessa considerava un panorama maschilista e che spesso non dava la giusta importanza al ruolo della donna, come protagonista e personaggio, ma soprattutto come scrittrice.

La denuncia di Teresa Ciabatti – indignata per i giudizi di Mari – aveva fatto nascere un'enorme polemica, che aveva portato il Premio Strega a dissociarsi da tali "parole denigratorie" e Michele Mari stesso prima a negare di aver commentato in quel modo riguardo alla defunta scrittrice, e poi a scusarsi direttamente con Ciabatti e con l'editoria italiana nella sua interezza, giustificandosi dicendo di essere stato forse frainteso.

Aveva poi imperituro partecipato ai successivi incontri organizzati per la sestina, finendo addirittura per vincere. Ciononostante, il clima era rimasto estremamente teso, mentre la discussione in merito a Mari e al problema che le sue parole avevano fatto emergere era proseguita.

L'editoria italiana è non di rado accusata di fondare i propri atteggiamenti a tratti evidentemente campanilistici e connotati da saporite note di favoritismi e amichettismo, di assumere un assetto troppo politico e di concentrarsi eccessivamente sulla persona che si cela dietro un libro invece che sul libro stesso; il Premio Strega viene preso di mira in quanto prodromo di una marcescenza culturale cristallina, agli occhi di molti.

Non è un caso se le dinamiche che coinvolgono i partecipanti del Premio divengono motivo di polarizzazione ideologica e sociale: quest'anno, molte scrittrici si erano schierate a favore di Teresa Ciabatti e di Michela Murgia, condannando Mari. Donatella Di Pietrantonio – scrittrice abruzzese divenuta celebre grazie a L'età fragile , libro vincitore dell'edizione del 2024 del Premio Strega – aveva affermato, rispondendo alla critica lanciata da molti a Ciabatti riguardo alla rivelazione di una conversazione avvenuta in un contesto privato come un van, che un pulmino del Premio Strega non potesse essere considerato un ambito "privato". Altre voci femminili invece, come Licia Troisi, autrice della saga di bestseller per ragazzi Cronache del Mondo Emerso , avevano assunto delle posizioni molto critiche rispetto a coloro che stavano soffermandosi così morbosamente sulle parole di Mari; Troisi aveva duramente affermato: "Un premio letterario non deve premiare la supposta moralità o la simpatia o la condivisibilità delle opinioni dei premiati. Dovrebbe solo premiare il libro".

Aveva poi suggerito di rimuovere il nome dell'autore dalla copertina del libro, così da evitare alla personalità dell'autore o del giurato di infiltrarsi indebitamente per buggerare l'obiettività della valutazione espressa da un membro del comitato addetto alle votazioni.

Per diversi giorni nessuno aveva veramente saputo come procedere, né come approcciare – o se approcciare – la questione: indubbiamente la stasi era stata generata dall'incapacità di Einaudi di reagire davanti a delle parole così poco rispettose, oltre che dall'indecisione della Fondazione Bellonci rispetto a un'eventuale esclusione di Mari dalla fase finale del concorso. A detta di molti, questo avrebbe generato un precedente molto rischioso, ovvero quello dell'annichilimento di chi, tramite un'opinione, esprime dei concetti non in linea con ciò che è invece normalmente accettato; un problema del genere era già emerso nel corso dell'edizione del 2025 della fiera della piccola e media editoria che si tiene a Roma, Più Libri Più Liberi, alla quale era presente una casa editrice con una linea editoriale legata al fascismo e al nazismo. Per di più, per l'edizione del 2026, la fiera ha deciso di adottare un'autodichiarazione antifascista, attaccata da molti intellettuali sia di destra che di sinistra, amplificando polemiche simili a quelle relative al Premio Strega.

Alla fine la Fondazione Bellonci aveva deciso di procedere come da programma e senza alterare la sestina finalista (a cui mancava già Alcide Pierantozzi, assente in quanto ricoverato per dei disturbi mentali, ma comunque vincitore del neoistituito Premio Strega Deutschland, volto alla diffusione dell'italianistica in Germania).

Ciò che sappiamo veramente – a parte i dibattiti in pubblico e privato – è che I convitati di pietra rimane un esercizio di stile eccezionalmente superficiale e tremendamente ben scritto, che vuole rappresentare il coronamento della carriera decennale di un settuagenario autore – vincitore del Premio Strega Giovani – già pluripremiato, e che Ciabatti, dopo la sua candidatura al Premio Strega nel 2017, è probabilmente stata vittima della sua stessa denuncia (arrivando persino ultima), e soffrendo una terribile débâcle .