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Jack lo Squartatore, o come un solo uomo ha invaso in pochi mesi le menti di un'intera nazione
Una storia che trascende i secoli e che fa capire quanto velocemente possa diffondersi la paura, nella Londra dell'Ottocento come oggi
Rossella Di Martino ·

Era una tiepida notte di fine agosto quando, nei pressi di Buck's Row (ora Durward Street), venne ritrovato il corpo di Mary Ann Nichols, quella che poco tempo dopo sarebbe stata definita la prima vittima canonica di Jack lo Squartatore, probabilmente il serial killer più famoso della storia, responsabile della morte violenta di cinque donne, se non di più, nei bassifondi della Londra di fine Ottocento.
La Whitechapel dell'epoca era considerata il posto più malfamato dell'East End londinese, dove disordini e violenze erano all'ordine del giorno e dove la miseria era sovrana; infatti la popolazione del quartiere era aumentata vertiginosamente già nella seconda metà del XIX secolo grazie a un'ondata di migranti irlandesi, e poi nel 1882 la città accolse centinaia di ebrei in fuga dai pogrom russi. Se da tempo nei bassifondi di Londra giravano spacciatori, vagabondi e prostitute, l'aumento della popolazione non fece che acuire fenomeni di razzismo, antisemitismo, criminalità giovanile e alcolismo. La povertà si diffuse a macchia d'olio nel sottoproletariato e la mortalità infantile salì alle stelle.
Questi erano già elementi validissimi per far storcere il naso all'opinione pubblica inglese, e le brutali uccisioni perpetrate da un assassino a piede libero, senza volto né nome, contribuirono a rafforzare questa percezione.
Tornando a noi, fu in quella notte del 31 agosto che iniziò l'incubo dei londinesi. Come scritto di sopra, all'assassino vengono tradizionalmente attribuite cinque vittime canoniche poiché le loro morti sono state accomunate da atti quali asportazione di organi e mutilazioni corporali di vario genere. Altri elementi comuni sono le condizioni di vita, la professione e i vizi, in quanto quasi tutte erano donne povere, che giravano di ostello in ostello, il cui unico mezzo di sostentamento era la prostituzione e il cui unico strumento di svago era l'alcol.
A raggiungere la sopra menzionata Mary Ann Nichols fu Annie Chapman, uccisa a 47 anni nella notte tra il 7 e l'8 settembre del 1888, il cui corpo fu ritrovato, ovviamente sfigurato e con varie parti di esso asportate, intorno alle sei del mattino sui gradini del giardino del retro del 29 di Hanbury Street. Per l'omicidio fu arrestato John Pinzer, un bottegaio ebreo il cui grembiule di cuoio venne ritrovato sulla scena del crimine, che poi si scoprì non essere suo ma di un inquilino del palazzo che lo aveva lasciato ad asciugare, e dunque fu scagionato.
L'assassino colpì di nuovo alle prime ore del 30 settembre uccidendo ben due donne: Elizabeth Stride, svedese e sul cui cadavere fu ritrovata una sola incisione sulla gola – molto probabilmente poiché il carnefice fu disturbato e non potè eseguire il suo macabro rituale – e Catherine Eddowes, che venne ritrovata sventrata con unico taglio che correva dall'inguine alla gola e a cui furono asportati il rene sinistro e gli organi genitali.
A far sprofondare i londinesi in ulteriore panico furono le cosiddette "lettere di Jack lo Squartatore"; infatti, all'epoca degli eventi, la polizia ricevette moltissime lettere scritte da persone che affermavano di essere l'assassino – molte delle quali furono considerate false – e di queste solo tre sono considerate attendibili anche dagli studiosi moderni.
La prima, la "Dear Boss" letter, fu la prima a portare la firma "Jack lo Squartatore", ma non le venne data importanza poiché non ritenuta autentica; la seconda fu la cartolina "Saucy Jack", scritta con uno stile simile alla precedente lettera e che faceva esplicito riferimento al doppio omicidio della Stride e della Eddowes; l'ultima, nonché la più famosa, è la lettera "Dall'inferno", spedita a Scotland Yard assieme a una scatoletta contenente un rene umano, presumibilmente lo stesso sottratto a Catherine Eddowes.
L'ultimo omicidio si consumò intorno alle quattro del mattino del 9 novembre 1888, e vide come vittima Mary Jane Kelly, una prostituta irlandese che abitava al numero 13 di Miller's Court – il luogo dell'omicidio. Viene descritto come il più macabro dei cinque, sia per i danni inferti al corpo, sia per la "creatività", se così vogliamo chiamarla, del carnefice nel costruire la scena del crimine. Il corpo straziato della Kelly fu scoperto lo stesso giorno verso le dieci del mattino dall'assistente del padrone di casa che, dovendo riscuotere l'affitto e non avendo ricevuto risposta alla porta, uscì fuori e, attraverso una finestra rotta, scostò la tenda e vide il cadavere sfigurato della donna.
Dall'età vittoriana a oggi sono cambiate molte cose, ma solo una è rimasta uguale: l'identità di Jack lo Squartatore è avvolta nel mistero proprio come lo era 138 anni fa. In questo enorme lasso di tempo, però, si sono fatti strada nella mentalità comune dei personaggi associati allo spietato assassino. Queste persone – sia uomini che donne – erano molto spesso tra le più disparate, da semplici barbieri – come Aaron Kosminski – ad affermati medici – sir William Gull e sir John Williams - fino ad arrivare anche a un membro della famiglia reale – Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha, il duca di Clarence.
Il primo a elaborare un profilo criminale di Jack lo Squartatore fu il dottor Thomas Bond, medico forense che assistette all'autopsia di Mary Jane Kelly, e l'assassino venne da lui descritto come un uomo prestante fisicamente e di temperamento audace, spesso preda di furie omicide e colpevole, appunto, di omicidi di natura sessuale, probabilmente dall'aspetto inoffensivo e solitario nel carattere.
I profiler moderni lo descrivono invece come un uomo di età compresa tra i 28 e i 36 anni, cresciuto da madre autoritaria e padre passivo o assente, possibilmente affetto da deformazioni fisiche o gravi malattie che gli generavano grande rabbia, e soprattutto istruito sulle conoscenze anatomiche basilari, e dunque probabilmente macellaio, barbiere o assistente di un medico.
Nel 2014, alcuni giornali hanno riportato che, grazie alla comparazione tra il DNA ricavato dal sangue rappreso su una sciarpa, trovata vicino alla quarta vittima, e il DNA dei discendenti dei sospettati, si era arrivati a identificare l'assassino nel già citato Aaron Kosminsky , in parte perché ebreo e notoriamente affetto da turbe mentali. Tale comparazione tuttavia è ritenuta a oggi inattendibile, in quanto sono stati commessi alcuni errori durante la procedura di analisi genetica dei campioni estratti dalla sciarpa.
Ancora oggi, il mistero di Jack lo Squartatore rimane irrisolto; irrisolto però non vuol dire dimenticato, e questa cruenta storia, nata dalla violenza e dalla miseria, non smette di affascinare – e alle volte disgustare – i posteri, e fa riflettere su come ogni periodo storico abbia contenuto in sé orrori come quelli emersi da una vicenda come questa.