Ministero
Liceo matematico: solo retorica o anche sostanza?
Un commento veloce, impreciso e precoce sulla recente proposta ministeriale
Angelo Serpetti ·

Appena arrivata la notizia dal portale del MIM, la prima mia reazione è stata quella di scetticismo dinanzi a un nome che sembrava tanto retorico e, quantomeno, spaventoso: Liceo matematico. Quale corbelleria mai è questa?
Mai abbandonarsi alle prime impressioni, tuttavia: ce lo insegna il metodo scientifico, così come il pensiero matematico, che dinanzi a un nuovo "fenomeno" (φαινόμενον) bisogna mantenere quella giusta dose di pragmaticità analitica e quel pizzico di umana immaginazione, sicché i due cavalli tra loro discordi conducano il cocchio del fruitore medio verso una conoscenza non dettagliata, ma almeno approssimata, che ben modellizzi l'"apparenza" nella sua globalità, e non nella sola impressione.
Orbene: approfondisco, dunque, la questione, comparando pareri diversi, adducendo credito o discredito alla formulazione dialettica di questo o quell'autore, di questo o quel giornale, fino ad arrivare, per quanto mi è possibile, ad esporre una mia opinione, pur inammissibilmente personale, poiché, se la matematica non è un opinione ( sic dicitur) , l'opinione è opinabile (sic fiat).
Il punto di questo intervento, volutamente stringato e condensato per non ammorbare il lettore con solipsismi e ambire a quella laconicità necessaria al tema trattato? Semplice: da un iniziale scetticismo conservatore, mosso emotivamente da quel sentimento di beffa che nasce quando qualcuno entra nella tua nicchia ecologica (il Liceo matematico e il Liceo scientifico), l'analisi approfondita della tematica, di cui la bibliografia a fine articolo, mi conduce a un più maturo scetticismo sistemico, mirabilmente riassunto dal quel detto: "Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare".
Cosa intendo? Semplicemente: anche il Liceo scientifico, stando a un modo utopico di fare σχoλή, che è poi lo stesso che emerge anche nelle generali linee guida ministeriali sui licei, potrebbe avere potenzialmente quella verve frizzante e propositiva che si auspica nel neonato Liceo matematico: se la matematica è il linguaggio, difatti, la scienza è la poesia sostenuta da taluno linguaggio e, sia nella morfologia e nella sintassi matematiche, sia nella semiologia e traduzione scientifiche, non si dovrebbe fare a meno dell'approccio multidisciplinare, anche umanistico, ma quantomeno filosofico-epistemologico.
Tuttavia, ricordiamolo, non viviamo nel paese dei balocchi: c'è necessità di spiegare le basi perché non tutti gli studenti sono allo stesso livello; c'è necessità di sottrarre il tempo che si potrebbe dedicare ai quodlibeta più intriganti per quelle maledette verifiche che tediano tanto i docenti quanto gli studenti; c'è l'annoso problema strutturale di un tendere alla frammentazione didattica della pedagogia positivista (penso a Le Bon) in un sistema che, per fortuna, resta ancora olistico grazie alla lungimiranza di Giovanni Gentile.
Insomma, per concludere: sperando che le utopie ministeriali si realizzino effettivamente nella scuola reale, cioè che effettivamente si parli di IA, di lettura di passi biblici (benché ne vogliano certi WASP negli USA) o di classici del pensiero mondiale, di approccio laboratoriale (sperando ci siano i fondi, anche solo per le aule, e che non si taglino ulteriormente), allora un Liceo matematico potrebbe acquisire senso, anche se sfumerebbe la differenza, forse, con il Liceo scientifico...
Riporto qui due link utili per approfondire la questione da sé, magari sviluppando un parere altresì impreciso e frettoloso, ma non per forza coincidente con quello riportato pocanzi; in particolare, qui il decreto ministeriale e qui invece la pagina web del Liceo matematico.